Uscire da myspace

Dossier a cura di (L)eft e autoproduzioni.org . Riportiamo interamente il testo cosi’ come e’ stato pubblicato la prima volta. Al momento gli spazi web che ospitano questo dossier (e quindi anche i relativi aggiornamenti) sono irraggiungibili per motivi tecnici.

Hai una pagina MySpace? Ti
trovi bene a casa di Rupert Murdoch? Ti piace far parte della grande
famiglia della News Corp.?…non e’ solo una provocazione… :-)

* 1 I nostri interrogativi
* 2 Come funziona
o 2.1 Come e’ fatto
o 2.2 Il design e l’efficienza
o 2.3 Condizioni di Uso
* 3 Copyright: Mettere la propria musica su MySpace e’ rischioso?
* 4 Privacy/Controllo sociale
* 5 Politica/Media: Chi e’ Murdoch e qual e’ il suo ruolo nell’attuale panorama mediatico
* 6 Economia di MySpace
o 6.1 Perche’ MySpace vale cosi’ tanto? Che guadagni produce?
o 6.2 Gli inserzionisti pubblicitari
o 6.3 MySpaceTelevision?
o 6.4 Scenari – Siamo tutte modelle
o 6.5 I motori di ricerca
o 6.6 (da tradurre) Social integration by the media conglomerates
* 7 Problemi Tech – I Worm e l’effetto-valanga delle reti di relazioni
* 8 Esistono gia’ delle alternative ?
* 9 Chi sta raccogliendo i nostri spunti di riflessione
* 10 Ancora da leggere, classificare, riassumere, tradurre…
(more…)

November 9, 2007

MySpace e Facebook perdono visitatori: è finita la festa?

"Settembre non è stato un mese esaltante per i siti di social networking, in particolar modo per due big come MySpace e Facebook.
Secondo le stime di Nielsen, MySpace ha perso un paio di milioni di
contatti rispetto al mese precedente (da 49,2 a 47,2 milioni), mentre
Facebook è scivolata del dodici per cento (da 8,9 a 7,8 milioni)." scrive Luca Castelli ne La Stampa Web il 27 ottobre 2006

"Una
frenata in parte fisiologica, dovuta al rientro dalle vacanze degli
studenti, che trascorrendo le giornate a scuola non possono più
collegarsi ai siti con la frequenza dell’estate. Ma anche l’ultima
tappa di un trend al ribasso che dura ormai da diversi mesi, sebbene
per ora non comporti tanto un crollo delle visite quanto una robusta
frenata della loro crescita.

Secondo i canoni del mondo
analogico, MySpace e Facebook sono realtà ancora piuttosto giovani.
MySpace risale al luglio del 2003, Facebook all’inizio del 2004. Su
Internet, tuttavia, i parametri sono differenti. I due servizi sono
ormai consolidati, maturi, per certi versi addirittura più longevi
della media (proprio in questi giorni si è registrato l’ultimo funerale
eccellente del Web: quello di Odeo, uno tra i maggiori portali di
podcasting, defunto all’imberbe età di quindici mesi).

La
concorrenza è forte. Il desiderio di novità è implacabile. E’ difficile
stare a galla per molto tempo, a maggior ragione in un settore dinamico
come quello delle reti sociali e della comunicazione interpersonale. Ne
sanno qualcosa gli innumerevoli servizi di chat e instant messaging che
si sono succeduti negli ultimi anni (a cominciare da Icq, un tempo
leader, oggi praticamente clandestino).

Ne sa qualcosa anche Friendster,
il MySpace di due anni fa, in declino irriversibile. E di quanto sia
complicato questo settore ne è consapevole persino l’onnipotente
Google, che in genere non sbaglia un colpo e invece con il suo sito di
social networking Orkut ha raccolto davvero pochi risultati (se si
esclude la curiosa anomalia del Brasile, dove il servizio ha avuto un
successo fenomenale).

Paradossalmente, a raffreddare gli
entusiasmi attorno a MySpace e Facebook non sarebbe però un calo di
popolarità dovuto all’età dei due siti. Soprattutto nel caso di MySpace
sarebbe invece proprio l’eccessivo successo, generatore di un effetto
boomerang sotto forma di difficoltà di navigazione e fastidiosi spam e
messaggi pubblicitari.

“E’ vero che è necessario raggiungere una certa massa critica di utenti per far funzionare questi siti”, scrive Vauhini Vara sul Wall Street Journal,
“ma è anche vero che alla fine troppi utenti finiscono per creare un
effetto alienante, soprattutto quando iniziano ad attrarre una
dilagante cacofonia di pubblicità e spam”.

Su MySpace, lo spam
ha aggredito proprio la sua prerogativa vincente: la “richiesta di
amicizia”. Ogni utente del servizio può chiedere di diventare amico di
un altro utente, creando dei link tra i diversi profili. In genere,
avere un numero maggiore di amici (soprattutto se famosi) è considerato
un segno di stima e prestigio.

Il problema è che le “richieste
di amicizia” genuine sono ormai sempre più annacquate dai messaggi
pubblicitari. Ci sono i siti a luci rosse, che creano profili di
ragazze immaginarie, adeguatamente discinte e molto attive a cercare
amici. E ci sono software, in vendita su Internet a 20 dollari, che
permettono di mandare migliaia di richieste in automatico e che in
genere vengono utilizzati per diffondere messaggi promozionali.

La
vita su MySpace diventa sempre più difficile. Sia per Mario Rossi che
per le star della musica. La cantante Imogen Heap, che proprio al
passaparola di MySpace deve una considerevole parte del suo successo,
ha ammesso in una recente intervista di aver assunto una persona che si
occupa di smistare le centinaia di richieste di link che riceve
quotidianamente.

Per Facebook, il declino sembra invece legato
ad alcune decisioni dei gestori del sito. Su tutte, quella di aprire
l’accesso a chiunque (fino a pochi mesi fa, il servizio era riservato
esclusivamente agli studenti di college americani). Una scelta che non
ha fatto contenti gli utenti di lungo corso e per ora non ha portato
particolari benefici di popolarità.

Protagoniste del cosiddetto “web 2.0”,
le social community online adesso si trovano alle prese con i dilemmi
legati al passaggio alla fase tre. Non devono più aumentare le proprie
dimensioni: la “massa critica” citata dal Wall Street Journal è già
stata ampiamente raggiunta. Ma devono riuscire a trattenere i propri
utenti e – soprattutto – a trovare il modo di monetizzarli.

MySpace, che dall’estate scorsa è controllata da Rupert Murdoch, sta flirtando da tempo con Google,
con cui ha stretto un accordo pubblicitario da 900 milioni di dollari,
che potrebbe essere presto allargato ad ulteriori collaborazioni di
natura commerciale. Facebook, per conto suo, ha ceduto l’esclusiva dei
banner al servizio di advertising di Microsoft.

I
prossimi mesi saranno decisivi. Per capire se la pubblicità può davvero
rivelarsi una risorsa concreta e duratura per garantire la
sostenibilità economica dei network. E per valutare se il pubblico –
soprattutto quello più giovane – confermerà il proprio innamoramento
per questo tipo di siti o si sposterà alla ricerca di qualche altra
nuova emozione.

November 9, 2007

La rivoluzione ai tempi del Myspace

Ombra07/09/07

Comincio a diventare insofferente quando vedo i frutti dell’ignoranza che germinano in ognidove.

Se bevi una coca-cola, sei uno sporco servo del potere ammazzasindacalisti.

Se indossi nike sei uno pseudopedofilo a cui piace il lavoro minorile.

Se mangi da McDonald’s sei un’asservito al Junk Food.

Tuute le proibizioni politically correct sono ben accette nei circuiti "di movimento" (TM).  E ci mancherebbe.

Poi dai uno sguardo in giro ai blog di noblogs e capiti per caso sul sito di MySpace dimmerda. E cosa trovi?

Trovi che per fare un Do It Yourself Festival, si fa un MySpace. E che pure i collettivi politici si fanno il MySpace. Eggia’ perche’ la coerenza sul web è un’opzional.

Però, certo, ti scrivono:

DISCLAIMER:
sappiamo che purtroppo myspace è di proprietà di un certo Murdoch,
magnate conservatore , proprietario di tantissimi e ributtanti
canali televisivi e mass media. Abbiamo comunque deciso di sfruttare
questo potente mezzo, myspace,per meglio diffondere le nostre idee ed
iniziative.

Uno
strano concetto. Un tempo si cercavano di riutilizzare in chiave
sovversiva, gli strumenti tecnologici. Ma questo implicava il possesso
del mezzo e la sua conversione ad altro uso. Qui invece, scusandosi,
si utilizza il mezzo accettandone i "piccoli limiti". A parte
l’incoerenza di un Do It Yourself che si appoggia a Myspace, in ogni
caso, rimane l’amarezza di un’ignoranza crassa, che nell’infosfera
pressante, non credo sia più tanto accettabile.

Pero’ poi certo, sei tu che bevi la coca cola ad essere piegato al capitalismo. Però poi certo: "Chi non occupa, preoccupa".

Spacciatevi pure sul Myspace. Se però avrete la cortesia, magari leggetevi un paio di interventi in merito.

Autoproduzioni.org | Ivan della Mea

November 9, 2007

Do it yourself e myspace

Informa-azione  01/10/2007

Alcune riflessioni su myspace, senza pretesa di
ricercare la verità ™ e sperando che contribuiscano a scatenare una
discussione, naturalmente non in questa sede, ma nel mondo reale.
Un’idea potrebbe essere incontrarsi all’AntiMyspace Day che si terrà nel nuovo anno a Torino.

Questa mattina facendomi il solito giro per i vari media mainstream,
in cerca di notizie su questo sporco mondo, sono capitato su una delle
innumerevoli paginette che potete trovare su myspace.
In particolare la paginetta di un locale dove suonano gruppi DIY (Do it
Yourself), fuori dalla logica di sistema e fuori dal becero commercio.
A parte le contraddizioni del caso, suonare in un locale quando sono
possibili alternative, sopratutto nella nostra città (Torino), la cosa
che più mi è rimasta impressa è questo banner, tra le pubblicità scelte
a random da mostrare all’utente (io) in quel momento:

Per questo mi ritrovo qui a fare due riflessioni, che magari
lasciano il tempo che trovano, su questo strumento che il nostro caro
amico Murdoch ci ha dato "gratuitamente" per sponsorizzare qualsiasi
cosa noi facciamo.

(more…)

1 Comment November 9, 2007

MySpace succhia profili e sputa spot

Punto informatico  – mercoledì 19 settembre 2007

Roma
– Gli utenti di MySpace creano pagine personali con i propri interessi,
stimoli, amicizie, ambizioni, compagnie e creazioni digitali?
Socializzano online creando reti di relazioni focalizzate attorno a
specifici interessi? Bene, tutto questo non fa solo social, fa anche tanto advertising.

Nell’era
del marketing personalizzato che insegue l’utente fino al suo PC e
risale lungo la coda del mouse può sembrare ovvio che qualcuno, nello
specifico MySpace, voglia sfruttare quel ben di dio di dati per tirarci
fuori degli spot personalizzati, ma ovvio non lo è. Tanto che
il social network che fa capo a News Corporation ha organizzato un
grosso evento a Los Angeles per far sapere a tutti i propri
inserzionisti che ci sono milioni di consumatori che li aspettano a
click aperti.

Perché tutto questo? Per profitto, naturalmente, ma anche per contrastare l’aumento di popolarità di altre piattaforme in salsa social, come Facebook.

Il nuovo sistema di advertising divide gli oltre 100 milioni di utenti MySpace in dieci macro-categorie
come, ad esempio, amanti della moda, appassionati di sport, fanatici
delle auto o appassionati di videogame. Per farlo, sfrutta le informazioni inserite dagli stessi utenti nelle proprie pagine: ma poiché non sempre tutto quello che si scrive nei profili corrisponde a verità, integra questi dati anche con la rete di relazioni intessuta sul network e le attività svolte.
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November 9, 2007

Dice Ivan Della Mea…

Il Manifesto
Martedì 14 agosto, pag. 2
Con myspace non va tutto bene, madama la marchesa
Ivan Della Mea
Fine giugno 2007. Sesto Fiorentino. Istituto Ernesto de Martino: d'ora
in poi IEdM. Da tempo, tanto, troppo forse, sto meditando su uno scritto
di Gianni Bosio nel quale lui el mè Giuan afferma essere priorità
irrinunciabile dell'IEdM... da lui stesso fondato nel 1966...
l'autonomia economica come condizione dell'autonomia politica e
culturale: un no secco, dunque, a qualsivoglia mediazione e compromesso
con qualsisia istituzione. Poi, Bosio muore il 21 agosto 1971. Oggi
l'IEdM vive, meglio, sopravvive, grazie a contributi esclusivamente
istituzionali e al tesseramento dei soci che incide in ragione di un
assai poco per cento comunque prezioso.
Bon, certo i tempi sono cambiati, gli spazi pure, è cambiata la società
e sono cambiati i contesti sociali non ci sono più le classi di Paolo
Sylos Labini, sono cambiate le condizioni di vita e anche quelle di
morte, sono cambiati i costumi sia quelli sociali sia quelli da
spiaggia...e e e... morta lì ma tutto questo non mi rasserena rispetto
al fatto che la contraddizione resta e che oggi l'autonomia dell'IEdM,
nell'accezione bosiana, più non è né tanto né poco e tutti i miei
ragionari hanno il sound del ronzio d'un'ape dentro un bugno vuoto.
Tiremm innanz.
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November 9, 2007

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October 3, 2007


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